Quale è la differenza tra regime dichiarativo e regime amministrato? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’uno e dell’altro? Quale conviene?
Come spesso accade la risposta su se sia meglio il regime amministrato o il regime dichiarativo è: dipende.
Il regime amministrato è probabilmente la scelta ideale se prediligi la semplicità e non vuoi alcun pensiero.
Se invece sei disposto a sacrificare la semplicità per una maggiore efficienza finanziaria, ecco che il regime dichiarativo può diventare l’opzione migliore.
Come mai?
Vediamo nel dettaglio cosa comporta dal punto di vista della gestione quotidiana e fiscale scegliere il regime amministrato o il regime dichiarativo
Partiamo dalle basi.
Cos’è il Regime Amministrato

Il regime amministrato è una modalità di gestione fiscale degli investimenti per cui l’intermediario finanziario (banca o broker online) fa da sostituto d’imposta.
Si occupa quindi di calcolare e sottrarre le tasse dai tuoi investimenti.
Devi sapere infatti che gli investimenti finanziari sono soggetti ad una tassazione diversa rispetto per esempio ai redditi generati dal lavoro.
Sono infatti soggetti ad una tassazione del 26% e ad imposta di bollo dello 0,2%.
Per maggiori dettagli ti invito ad approfondire in questa analisi:
Tasse sugli investimenti finanziari
Come fai a pagare queste tasse?
Se scegli il regime amministrato non ti interessa, perchè la banca, il broker o l’assicurazione si occuperà di tutto. Potresti anche non sapere quante tasse devi pagare!
Ecco quindi il grande vantaggio del regime amministrato: non devi pensare a nulla!
Come vedremo però, c’è un prezzo da pagare per questa comodità.
Cos’è il Regime Dichiarativo

Tutti gli intermediari finanziari esteri utilizzano questo regime (come DEGIRO, Interactive Brokers, Trading 212, eToro, ecc). Anche con alcuni broker e banche italiane puoi optare per questo regime (anche se di default di solito il regime di base è l’amministrato).
Come puoi dedurre dal nome, se scegli il regime dichiarativo devi essere tu ad occuparti di calcolare, dichiarare e pagare le tasse.
Non ti preoccupare, nella maggior parte dei casi l’intermediario ti fornisce dei documenti o dei file excel per aiutarti nella dichiarazione. Tuttavia è certamente un pensiero in più.
Vuol dire aspettare che i documenti siano disponibili, portarli al commercialista o al CAF e sperare che gli vadano bene.
Personalmente, per lavoro ho dovuto utilizzare un broker americano che forniva limitato supporto per la dichiarazione italiana. Ti posso dire che ogni singolo anno è stata una pena per me e per il mio commercialista preparare i documenti per la dichiarazione.
Quindi se vuoi scegliere la strada del broker a regime dichiarativo, informati bene su quale sia il livello di supporto per la dichiarazione dei redditi italiana!
In molti casi i broker sanno che questo è un’elemento decisionale molto importante quindi negli ultimi anni si sono attivati per fornire ogni anno un report fiscale con i quadri RM, RW e RT precompilati, in modo tale che l’investitore o il commercialista possa semplicemente verificare i dati e inserirli nella dichiarazione dei redditi (o come spesso accade purtroppo, copiarli).
Come puoi capire quindi il regime dichiarativo comporta degli oneri ben superiori rispetto al regime amministrato. Perché quindi qualcuno dovrebbe comunque optare per il regime dichiarativo?
Semplice. Per convenienza economica.
Infatti se dal punto di vista della gestione non c’è partita: il regime amministrato è imbattibile, semplicemente perché non bisogna fare niente.
Dall’altra dal punto di vista dell’efficienza fiscale e dei costi il regime dichiarativo può risultare più conveniente.
Vediamo perché. Prima però facciamo un recap di quello che ci siamo detti.
Confronto tra regime amministrato e dichiarativo a livello di gestione della dichiarazione
| Caratteristica | Regime Amministrato | Regime Dichiarativo |
|---|---|---|
| Gestione Tasse | Automatica: gestite dal broker italiano | Manuale: a carico dell’investitore |
| Dichiarazione Redditi | Non necessaria per investimenti gestiti dal broker | Obbligatoria (Quadro RW/RT) |
| Compensazione Minusvalenze | Solo all’interno dello stesso intermediario | Possibile tra tutti i conti e broker |
| Adatto a | Chi vuole zero burocrazia, principianti | Chi vuole ottimizzare, ha più conti o usa broker esteri |
| Rischio errori fiscali | Molto basso | Più alto, serve attenzione ai dettagli |
| Broker/banche | Solo italiani | Sia italiani che esteri |
| Gestione multi-broker | Limitata | Totale |
| Supporto necessario | Nessuno o minimo | Consigliato commercialista/CAF |
Confronto tra regime amministrato e dichiarativo a livello di ottimizzazione fiscale
Come abbiamo visto, dal punto di vista della gestione quotidiana, c’è poco da fare: il regime amministrato ci solleva da un sacco di responsabilità.
Perchè dunque qualcuno dovrebbe comunque scegliere il regime dichiarativo?
Semplice. Perché fiscalmente può essere più conveniente.
Vediamo in che modo.
Con il regime amministrato quando vendi un titolo e realizzi un guadagno, il broker calcola le tasse e trattiene immediatamente il 26% di imposta in automatico, senza che tu debba fare nulla.
Se invece chiudi in perdita, il broker registra la minusvalenza e potrai usarla nei successivi 4 anni solo tramite lo stesso intermediario.
Come funziona invece nel caso del regime dichiarativo?
In questo caso la piattaforma non ti sottrae alcuna tassa. In nessun momento (salvo qualche tassa particolare, non italiana, come per esempio la Tobin Tax e la doppia tassazione sui dividendi). Tutto procede come se le tasse non esistessero.
Dovrai poi essere tu a fare i conti e a pagare le tasse al momento della dichiarazione dei redditi.
Questo ti porta 2 grandi vantaggi:
- Essendo che porti tutto in dichiarazione dei redditi, puoi compensare minusvalenze accumulate su un broker con le plusvalenze realizzate su un altro
- Le tasse le paghi nell’anno solare successivo e come ci insegna la regola numero uno della finanza: 1€ di oggi vale molto di più di 1€ tra 1 anno (per l’inflazione e per l’opportunità di poter investire quell’euro e generare una rendita nel mentre!). Quindi posticipando la tassazione, sulla carta hai di fatto un guadagno economico.
Facciamo un esempio pratico per la gestione fiscale in regime amministrato e in regime dichiarativo.
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Esempio 1: investi con Fineco e ricevi un dividendo di 100€, il saldo del tuo conto aumenterà di 76€ (100€x 1-26% ). Se realizzi una minusvalenza su un’azione. Potrai recuperare questa perdita solo se, in futuro, farai plusvalenze sempre con la stessa banca.
Esempio 2: generi delle minusvalenze su DEGIRO (broker estero) e plusvalenze su Interactive Brokers (altro broker estero). Sul conto dei tuoi broker non ti verrà sottratta alcuna tassa. Quando farai la dichiarazione nell’anno solare successivo dichiarerai questi due eventi. Pagherai le tasse, ma potrai anche bilanciare plus e minusvalenze nonostante siano state generate su piattaforme diverse.
Regime Amministrato VS Dichiarativo: Cosa conviene?
Riassumendo dunque, in quali casi conviene il regime amministrato ed in quali casi conviene invece il regime dichiarativo?
Date le considerazioni che abbiamo fatto fino ad adesso, un broker a regime amministrato è probabilmente la scelta migliore se:
- sei un investitore alle prime armi
- hai una sola piattaforma d’investimento
- non hai un CAF o commercialista che può supportarti nella dichiarazione
- non il pensiero ulteriore di dover pensare alla dichiarazione
Un broker a regime dichiarativo può essere utile invece se:
- vuoi posticipare il pagamento delle tasse e ottimizzare al massimo la gestione fiscale dei tuoi investimenti
- hai più piattaforme di investimento
- il broker ti supporta in qualche modo nella dichiarazione (fornendo per esempio un fac-simile precompilato della dichiarazione)
- il broker ha commissioni più convenienti (spesso i broker esteri offrono condizioni molto competitive )
- hai già un commercialista o un CAF che è in grado di gestire questi aspetti
Se sei ancora indeciso su quale sia la soluzione che più fa per te, prova i nostri comparatori ed individua la piattaforma di investimento più adatta a te!
Domande frequenti
Si può cambiare regime fiscale in corso d’opera?
Sì, ma solo a determinate condizioni. Se hai un broker italiano puoi passare dal regime amministrato al dichiarativo (o viceversa) comunicandolo all’intermediario. Attenzione però: il cambio avrà effetto solo dall’anno successivo!
Cosa succede se ho conti con regimi diversi? Nulla di strano. Semplicemente i conti a regime amministrato continueranno a comportarsi come delle “scatole chiuse”. Dovrai preoccuparti solamente di dichiarare i conti a regime dichiarativo.
Devo dichiarare anche investimenti in perdita?
Nel regime amministrato, il broker si occupa di tutto. Nel dichiarativo sì: vanno indicate sia plus che minusvalenze per una corretta gestione fiscale e per poterle compensare negli anni successivi. Per questioni di monitoraggio va dichiarato qualunque investimento (anche solo 1€, non c’è sola minima).
Posso delegare tutto al commercialista?
Sì, soprattutto nel regime dichiarativo è spesso la scelta più semplice (e sicura) per evitare errori e dormire sonni tranquilli.









