Portafoglio Rischio Consistente, Orizzonte Temporale Medio | Analisi

Portafoglio rischio consistente per il medio termine - Analisi Bowman

Il passaggio da un portafoglio a rischio “Bilanciato” a uno “Consistente” rappresenta uno scalino evolutivo fondamentale. Andiamo oggi a separare il desiderio di equa-protezione dalla ricerca di ottimizzazione del rendimento.

A differenza del Bilanciato, dove l’obiettivo è attutire i colpi mediando tra capitale di rischio (azionario) e di debito (obbligazionario), nel profilo Consistente accettiamo la volatilità non come un male necessario, ma come “carburante” utile ad ottenere un premio al rischio superiore.

In qualsiasi manuale universitario la soluzione sarebbe scontata: aumentare di un gradino l’azionario. È l’approccio banale del portafoglio 60/40. La risposta standard che fornirebbe un tool di intelligenza artificiale. Il “mantra” ripetuto a pappagallo da promotori e testate economiche da quarant’anni.

Si tratta di quel rumore di fondo mistificato negli infiniti webinar che affliggono gli addetti ai lavori; soluzioni ritrite che appartengono a quella categoria definita con sarcasmo dal top management di una storica rete di consulenza come gli “Analisti e Circenses”: tanto intrattenimento mediatico e frasi fatte, ma poca sostanza strategica.

Contro questa semplificazione, offro una visione più evoluta: non inutilmente complessa, ma adeguatamente strutturata.

Cercherò di trasmettere e divulgare un valore reale che non risiede nelle solite percentuali, ma nel METODO. In altre parole: potremmo scegliere la “formuletta” pronta e adattare le esigenze dell’investitore ad essa, oppure studiare un’architettura su misura.

Disegnare una parete attrezzata con un falegname sulla base dello spazio reale che si ha in casa non è un’inutile complicazione rispetto ai moduli standard dell’Ikea: è maggiore aderenza alla realtà.

Questa premessa è necessaria per comprendere perché oggi, qui su Investimi, vado a proporre una ristrutturazione del classico 60/40.

L’obiettivo è adattarlo al millimetro: incremento del rendimento, gestione del rischio in un livello Consistente e, soprattutto, il contenimento della strategia in una durata finanziaria precisa tra i 4,5 e i 5 anni. Una volta compresa la logica, questo approccio metodologico può essere applicato a qualsiasi obiettivo specifico dell’investitore.

I principi di base che governano il mio portafoglio 50/60 mesi rischio consistente

L’obiettivo di mantenere la ‘durata finanziaria’ del portafoglio a 4-5 anni sia nell’azionario che nel capitale di debito, mi impone di uscire dai canoni accademici per entrare nel campo del cosiddetto ‘Dinamismo Strutturale’.

Analisi componente azionaria

L’azionario, preponderante nella nostra asset allocation 60/40, ha una durata finanziaria considerata lunga dalla finanza teorica (spesso 20 anni e più). “Schiacciarla” a 4-5 anni e renderla coerente con l’obiettivo non consente di avvalersi degli indici generici. Questo nonostante il fatto che lo storico degli ultimi 20-30 anni suggerisca un ragionevole recupero dalle peggiori crisi in tempi relativamente contenuti.

Potrebbe essere uno storico falsato da forte immissione di debito aggregato nel sistema, da fasi di inflazione quasi negativa alternati a picchi brevi, di grande euforia dei mercati azionari che hanno performato più dello storico medio degli ultimi 200 anni. 

Integrare una quota di “Azionario a Breve Durata Finanziaria” richiede la selezione di aziende con alti flussi di cassa immediati (High Free Cash Flow Yield) che applichino politiche di buyback e dividendi aggressive.

Mi spiego: al di là degli storici e dei grafici sul passato, matematicamente, un titolo che restituisce il 20% del suo valore in 4 anni sotto forma di dividendi e rimborsi ha una durata finanziaria molto più bassa di un’azione “Growth” che promette utili tra 10 anni.

Questo rende il 60% azionario meno sensibile alle variazioni dei tassi e più “consistente” nel breve-medio termine. In uno scenario di inflazione, dove l’inflazione va a falsare il rendimento ‘reale’ dei mercati, la stessa capacità delle aziende selezionate di produrre un flusso elevato di utili restituiti all’investitore tende ad indicizzarsi all’inflazione perché queste società possiedono un “Pricing Power” (potere di determinazione dei prezzi) intrinseco e immediato: operando con flussi di cassa già solidi e modelli di business consolidati, esse sono in grado di traslare l’aumento dei costi sui prezzi finali in tempo reale.

A differenza delle aziende Growth, il cui valore è proiettato in un futuro lontano e viene violentemente abbattuto dall’attualizzazione dei flussi (l’aumento dei tassi “accorcia” il valore del domani), le aziende a Breve Durata Finanziaria generano valore ‘qui ed ora’.

In questo modo, il dividendo e il buyback non sono solo rendimento, ma diventano un meccanismo di protezione del potere d’acquisto, trasformando l’equity da scommessa sulla crescita a strumento di estrazione di valore reale, resiliente anche quando l’inflazione morde i multipli di borsa.

Analisi componente obbligazionaria

Sulle obbligazioni sopravvengono una serie di problemi simili: abbiamo fissato il target di rischio rendimento (più di un bilanciamento puro, meno di una gestione finalizzata a massimizzare la crescita), ma fissare la durata finanziaria del capitale di debito a 4-5 anni senza subire il “drift” (ovvero il tempo che passa accorciando la scadenza), necessita di strumenti appositi, meno importanti laddove l’orizzonte temporale è più lungo o il rischio più alto, meno efficaci laddove il periodo è più breve, più equilibrabili dalla semplice diversificazione tra obbligazioni diverse se avessimo a disposizione una percentuale maggiore di capitale di debito. Ideali sono gli ETF obbligazionari a “Target Maturity”, abbinabili ad una combinazione di scadenze fisse tra i 3 e i 5 anni.

L’ultima componente è una cosiddetta assicurazione dalla “Breakeven Inflation”: fissando la durata finanziaria, il rischio principale diventa l’inflazione inattesa. L’utilizzo di un “collar” di obbligazioni inflation-linked con durata finanziaria adeguata, ma a sicuro rimborso permette di mantenere la solidità del potere d’acquisto, rendendo la strategia “Consistente” anche in scenari di stagflazione (uno degli eventi più temuti).

L’importanza crescente della strategia di gestione

Il motore del dinamismo non può risiedere in una strategia Buy&Hold passiva. L’orizzonte temporale non è sufficientemente breve da rifugiarci in asset banalmente stabili, perché sacrificheremmo il rendimento sotto minaccia di una inflazione “inattesa” (che comprometterebbe il risultato senza darci l’orizzonte temporale per un recupero ed un alternarsi del ciclo economico a nostro favore). Non è neanche sufficientemente lungo da giocare sulla capitalizzazione composta.

Introduco quindi il concetto di “Ribilanciamento a Soglie di Volatilità”. Se la volatilità dell’azionario schizza (crescite o decrescite troppo forti e rapide) la durata finanziaria psicologica si allungherà perché il recupero del capitale richiede più tempo.

Il gestore del portafoglio a questo punto dovrebbe “vendere equity e comprare bond” non quando il prezzo cala, ma quando la correlazione tra i due asset diventa positiva (questo è il grande nemico del 60/40, che abbiamo visto ad esempio nel 2022!). Questo approccio trasforma il portafoglio in un organismo che protegge la “durata” del nostro investimento.

Perché una strategia che controlla la durata finanziaria anziché un 60/40 classico?

Questa variante del 60/40 classico diventa un Liability Driven Investment (LDI) per l’individuo (si legga in merito Asset/Liability Management of Financial Institutions di Leo Tilman), concetto che semplifico così: con il 60/40 classico l’investitore si chiede: “Quanto posso guadagnare?”. Guarda il grafico del 60/40 e spera che cresca come in passato.

Chi usa l’approccio LDI, invece, ribalta la domanda e si chiede: “Quanti soldi mi serviranno esattamente tra 5 anni per permettermi la spesa che dovrò affrontare (es. il classico investimento immobiliare programmato)?.

Si passa da una finanza di stima ad una finanza di scopo. Non inseguiamo un benchmark, ma cerchiamo di soddisfare un fabbisogno futuro.

La composizione del mio portafoglio

15% Azionario Europeo con filtro “Quality Dividend” ad accumulo dei dividendi. Questa strategia, realizzabile con ETF su indici mirati, assicura una selezione rigorosa di società che non solo offrono un rendimento da dividendo superiore alla media, ma che presentano bilanci solidi, bassi livelli di indebitamento e una redditività del capitale (ROE) costante. Questo doppio filtro permette di trasformare la componente azionaria in un generatore di flussi quasi-obbligazionari, riducendo la sensibilità del portafoglio alle contrazioni dei multipli di borsa e garantendo che la crescita del capitale sia sostenuta da utili reali e già distribuiti.

10% Azionario dell’Eurozona a Bassa Volatilità ad accumulo dei dividendi. Questo asset bilancia la diversificazione settoriale e valutaria, ponderando una maggiore presenza di investimenti in euro e rafforzando settori anticiclici come i beni di prima necessità (Consumer Staples).

10% Azionario “All Country World Index High Dividend”, questi indici usualmente includono il 50% di un aggregato enorme di azioni mondiali con più alto dividendo, che offrono un incremento della diversificazione riducendo sostenibilmente la durata finanziaria grazie al cash flow.

15% Azionario USA legato all’indice S&P500 Buyback, questo è l’insieme delle 100 aziende del S&P500 che hanno registrato il più alto Buyback Ratio (ammontare monetario netto speso in riacquisti di azioni proprie rapportato alla capitalizzazione complessiva di mercato dell’azienda) ed accorcia la ‘duration’ su un indice che offre grande capitalizzazione e rendimenti, ma a durata finanziaria attesa tendenzialmente molto lunga (pochi dividendi, alto quantitativo di azioni Growth). 

5% In Fixed Rate Preferred Shares Securities statunitensi: si tratta di Azioni Privilegiate, tipiche del mercato statunitense. Sono titoli azionari che però presentano caratteristiche quasi obbligazionarie. Sono Fixed Rate perché il dividendo è prestabilito e non varia in base agli umori del consiglio di amministrazione, a meno di gravi crisi di solvibilità (paragonabili ai Bond Perpetui europei, ma in USA hanno natura azionaria).

2,5% in Azioni dei Paesi Emergenti (come elemento di diversificazione)

5% In Obbligazioni Societarie Europee Ibride (Euro Corporate Hybrid Bond) tramite strumenti come gli ETF ad accumulo: questi titoli rappresentano la “terra di mezzo” tra il debito senior e l’equity. Pur essendo tecnicamente obbligazioni, offrono rendimenti decisamente più elevati in virtù della loro natura subordinata e della loro durata perpetua (con opzioni di rimborso anticipato, o “call”).

Inserirli in una strategia “Consistente” significa estrarre valore dal premio al rischio di subordinazione, mantenendo però un’esposizione su emittenti Investment Grade di altissimo profilo. La loro presenza è fondamentale per spingere il rendimento complessivo del portafoglio senza dover allungare la duration dei titoli di stato, sfruttando la capacità di queste emissioni di agire come stabilizzatori di rendimento in fasi di tassi laterali.

7,5% In obbligazionario (tramite ETF) High Yield europeo a “Fixed Maturity” 5 anni ed accumulo dei proventi

30% InTitoli di Stato Europei (possibilmente con un buon merito creditizio) indicizzati all’inflazione con maturità media 5 anni.

Conclusione

Ho preso un classico 60/40 “destrutturandolo e ristrutturandolo” per confrontarmi con il problema della sensibilità ai tassi e l’incertezza sul valore reale, temi estremamente importanti nella situazione macroeconomica e nell’incertezza tassi/inflazione ed instabilità geopolitica del mondo del 2026.

La Gestione della Duration Azionaria rappresenta la firma di questo portafoglio: combinando Quality Dividend (15%) e Low Volatility (10%) con un filtro S&P 500 Buyback (15%) miro ad accorciare l’azionario anziché scommettere su multipli di borsa che dipendono da tassi bassi ed immissione di liquidità: punto su aziende che restituiscono cassa. Il filtro Buyback sullo S&P 500 estrae valore dalle “Cash Cow” americane senza subire la duration infinita delle Big Tech che dominano l’indice standard. 

Questo 60% azionario mira ad essere molto più “pesante” e solido di un MSCI World generico pur rimanendo ben diversificato e con un’equa gestione del rischio tassi.

L’inserimento delle Preferred Shares (5%) e degli Hybrid Bonds (5%) sfrutta titoli che si collocano nella parte bassa della struttura del capitale (subordinati), ma offrono flussi costanti. In un orizzonte di 4-5 anni, il rendimento cedolare “mangia” la volatilità del prezzo.

E’ nell’obbligazionario che applico la Liability Driven Investment (LDI): il 30% in Linker Europei (5 anni) fa da ancora. In uno scenario di inflazione persistente, proteggono il potere d’acquisto reale. La maturità media di 5 anni va a coprire esattamente l’orizzonte temporale dell’investitore. Il 7,5% High Yield “Fixed Maturity”: elimina il rischio di “duration drift”. So già che tra 5 anni quei titoli scadranno a 100 (salvo default, mitigati dalla diversificazione dell’ETF), garantendo un rendimento a scadenza certo e significativo nel momento in cui scrivo questo articolo.

Ne scaturisce un 60/40 Cash-Flow Driven (strategia a ‘Flussi Reali’), adatto ad un orizzonte temporale di 4,75 anni circa (che rappresenta l’esatta duration modificata stimata per l’intera asset allocation).

I punti di forza mirano ad essere un certo grado di resilienza all’inflazione imprevista ed un Basso Beta relativo: (la volatilità sarà sensibilmente inferiore al mercato grazie ai filtri “Quality” e “Low Vol”) e la coerenza matematica di una duration complessiva schiacciata sull’intervallo 4-5 anni.

Per mantenere coerente la strategia intrinseca a questa asset allocation nel tempo si abbinerebbe bene una tecnica di Ribilanciamento a Soglie di Volatilità.

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